L'idea
L'idea di fondo, era non tanto quella di risultare assolutamente innovativi, o meglio, non, a-fortiori, ma di essere nel concreto, di una certa innovazione tecnica, ricordando le forme che avevano contraddistinto lo sviluppo occidentale dell'Industria, opposto all'Impero Militare Sovietico, che era come una immensa nube nera all'orizzonte.
Al 5° piano del grattacielo, avevo una percezione della realtà assolutamente privilegiata, per l'epoca: era il 1965/70 e salendo sulla cima della terrazza, si potevano scorgere, lugubri architetture di morte, le rampe di lancio delle testate nucleari, che al tempo, avrebbero potuto partire dalla base.
L'esplosione di forme industriali a cui io bambino ho assistito fino ai giorni nostri, è sterminata: volevo rendere grazie al Design, dando un mio personalissimo contributo al sapere che è, o alla scienza che è diventato.
Non potevo soffermarmi nei particolari di qualche modello, non ne possedevo la strumentazione, ed allora, come un vecchio Designer che ha comunque lavorato per il bene del Design, avrei accumulato 'Studi', bozzetti, incominciamenti, fatti a mano, su carta, a matita o a colori. Poche cose, essenziali, tanto amore, tanta voglia di esprimere entusiasmo dalle forme industriali, da estrarre dal cilindro dell'immaginazione, la generatività interna del Design, che, una volta raggiunto un obiettivo, può sempre cercare di o replicarlo, o rileggerlo.
Certo, l'arbitrio era massimo: per ogni modello e casa, cercavo di rileggere l'antico nel contemporaneo, tenendo conto di autenticità ed innovazione. Il problema era non tanto 'ringiovanire una forma superata', quanto fare passare la forma originale, attraverso un processo risistemativo, cosa che, peraltro, fanno ancora grandi Carrozzieri come Brabus.
Mi ricordo come fosse ora, di avere avuto, in primis, come obiettivo, l'inutile, il superfluo. All'occhio del designer, il riferimento al coefficiente di penetrazione, è una semplice barzelletta per ritardati. Da un secolo, le velocità massime sono molto simili, tra loro, segno che, anche se presenti differenti concezioni di coefficienti di penetrazione, il rapporto peso/potenza di un motore termico, è pressochè l'analogo per tutti. Tutto, ha un risvolto sociale.
L'inutile era eccesso di ridondanza. Avevo allungato i musi per potere intervenire in modo più deciso sulle calandre, nel 2010. Lo scopo: avere spazio da amministrare, modellare, svolgere, sprecare.
I disegni del 2010 sono andati perduti, ma la logica ha proseguito il suo Iter formativo.
Infatti, proprio poichè saturo di abuso di inutilità, mi ero, nel 2019, concentrato sulla riedizione, sulla rilettura in chiave moderna, attuale, dei simboli industriali che hanno caratterizzato la nostra vita di 60enni.
In buona sostanza, quindi, ho cercato di svincolarmi di quei ricordi in cui non avevo potuto decidere ma che comunque erano costituiti e costituivano le mie percezioni infantili o dell'adolescenza.
Rendo quindi omaggio ad Alfa Romeo, Aston Martin, Citroen, Fiat, Lancia, BMW, AUDI, Renault, Peugeot. Da corsa, esclusivamente Ferrari, come le stradali, più una Maserati Sport Prototipi. Da ultimo, delle Mercedes.
Tutta l'attività umana è alla ricerca della conclamazione, dall'arte alla musica, dalla pittura alla forma del Design e per ogni epoca qualcosa, dell'Umana Attività, ha creato paradigmi, forme assolute, che costituiscono parte dell'immensa identità che noi Europei possiamo avere ed in cui riconoscerci.
Il design, infine, come atto generativo, fatto di logica ferrea e libertà , di aspetti consequenziali, e tribolazioni stilistiche.

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