Lo scòpo
Mi ero accorto, nel mio girovagare che avevo perpetrato per quasi tre anni, che l'involucro a cui i designer si ispiravano per ammantare la parti meccaniche dalle auto, era generalmente una combinazione di linee curve e linee rette, che per un certo verso ed una certa misura, davano origine a variabili veramente minime, tra i modelli. Generalmente, dopo un periodo in cui prevalevano le linee rette, subentrava un periodo di rottura, opposto, in cui erano le linee curve, ad avere la meglio. Ma a parte questa discontinuità altalenante degli stili generici, la struttura che l'involucro automobilistico possedeva, ricalcava sempre un tema abbastanza monotono.
Nel mio intento di Designer, vi era la volontà di giungere al modello industriale, come nell'Antica Grecia di era giunti al modello formale di scultura. Ma il Design automobilistico, nella sua gran parte, ne è l'esatto contrario. Solo alcuni modelli paradigmatici di auto, possono dire di essere vicini a delle sculture. Ma, ancora, il mio intento, non era di creare o disegnare delle sculture che poi divenissero pezzi unici, ma al contrario, plasmare questo involucro generalmente uniforme, al fine di rendere qualsiasi auto, una sorta di scultura, poichè un connubio attento di parti concave e convesse, di cuspidi, spazi vuoti, linee curve, modulazioni strutturali.
Un esempio lampante è il modello di Traction Avant della Citroen, i cui passaruota risultano convessi di contro al paraurti che li segue, concavo. Così come il modello di Matra Simca 1000. Anche la Ds, sempre della Citroen, ha delle modulazioni stilistiche che giuocano sulla convessità/concavità delle linee.
Il modello di auto che l'occidente dava in pasto alle popolazioni, ricalca sempre di più un'immaginazione stereotipata, canonica, appiattita su standard sociali che sono di natura sovrastorica. Il mio intento, era smontare questa incrostazione immaginativa, tenendo conto anche di eventuali asimmetrie di progettazione, di cui vi sono appunti ne i 'https://www.academia.edu/38856978/Manoscritti_I' Manoscritti (4 voll.) disponibili du 'Academia'.

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